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Racconto di una esperienza (dal vecchio forum, dall’utente Gasby1)

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  • Angelo Cannata
    replied
    Sì, in effetti, mentre scrivevo il mio ultimo messaggio qui sopra, mi rendevo conto del rischio di ridurre, nella descrizione che ne ho dato, la tua esperienza a qualcosa di meramente intellettivo, insomma un’ermenutica. Per questo ho cercato di usare ogni tanto il verbo “contemplare”, oppure “meditare”. Se la tua esperienza può risultare scontata, ciò può essere dovuto o a me, nell’eventuale averla ridotta, come ho detto, a un fatto semplicemente mentale, quasi razionale, oppure a te, nel non aver usato linguaggi abbastanza espressivi. Per quanto riguarda me, riconosco il mio rischio e me ne scuso. Riguardo a te, mi azzarederei a proporti, così, magari giusto per sperimentare, se ti va, di provare a comunicare la tua esperienza sfruttando qualche altro tipo di linguaggio: attraverso, per esempio, un disegno, o una poesia, o una musica. Naturalmente mi riferisco a opere create da te, non a materiale preso, ad esempio, da internet, per quanto espressivo possa apparire.

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  • Gasby
    replied
    Si é vero quello che hai detto, ogni cosa può essere contemplata in modo diverso, sia in bene che in male.
    Io particolarmente mi ricordo di quella esperienza, perché l'ho vissuta in modo molto genuino, ero immerso nella natura, consapevole che lì gli esseri viventi "vivevano", potrebbe sembrare una cosa scontata, ma mi sono sentito in vena di condividere la mia esperienza

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  • Angelo Cannata
    replied
    Tornando al contenuto della tua esperienza, mi sembra che in sostanza si tratti di questo: hai guardato il paesaggio considerandolo dal punto di vista della vita che vive in esso.
    In questo senso sarebbero innumerevoli le esperienze possibili, in base a cosa si sceglie di evidenziare nella propria contemplazione. Un esempio particolare potrebbe essere quello di guardare un prato di fiori, in apparenza molto belli e armoniosi, ma che da un altro punto di vista sono dei lottatori che stanno facendosi guerra all’ultimo sangue per prevalere nella capacità di attrarre gli insetti per farsi impollinare, invadere il terreno, affermare ciascuno sé stesso. Oppure si potrebbe guardare una città e considerare in essa le trame di interessi che vi si stanno intrecciando in quel momento, la politica, l’andamento delle coscienze. Guardando un aeroplano che vola altissimo e appare quanto una formica, si può pensare a come lì ci siano delle vite, ciascuna con una sua storia, delle aspettative, dei drammi, delle emozioni, c’è l’hostess che sta offrendo gli stuzzichini, tutto dentro quella cosa minuscola, appena visibile.
    Una volta che ci rendiamo conto dell’infinità dei modi in cui ogni cosa può essere contemplata, può essere il caso di fare attenzione proprio a questo, meditandoci, magari per coltivare le prospettive più feconde, più fruttuose, oppure, al contrario, per lasciarci pervadere più passivamente dal flusso di esperienza che proviene da ciò che stiamo contemplando.

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  • Gasby
    replied
    Si assolutamente, per esprimere al meglio le mie esperienze ho bisogno di migliorare sotto questo aspetto.
    In generale ho sempre voluto approfondire il mio linguaggio, visto che non sono mai stato troppo bravo ad esprimerlo, sicuramente anche le discussioni sul forum mi aiuteranno molto

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  • Angelo Cannata
    replied
    Penso che ciò che hai scritto sia occasione per affrontare un altro problema, cioè quello di come esprimersi nell’ambito della spiritualità, come gestire e usare i linguaggi di cui ci serviamo per comunicare i nostri vissuti spirituali. Si tratta di un ambito che di fatto, a quanto mi risulta, non è stato mai approfondito da nessuno al mondo e questo dà adito a due tipi di difficoltà.
    Una è la difficoltà che mi sembra di aver riscontrato in te, ma che è diffusa dappertutto: trovare le parole, le espressioni per riuscire a comunicare le proprie esperienze. Potremmo pensare che sia difficilissimo, ma la difficoltà non nasce né dall’esperienza, né dal linguaggio. Nasce da ciò che ho detto prima, cioè purtroppo nessuno al mondo si è mai preoccupato di approfondire questo problema.
    Ma poi c’è un’altra difficoltà, pericolosa: ci sono quelli che approfittano della mancanza di chiarezza in quest’ambito per spacciare paroloni profondi, espressioni suggestive, frasi ad effetto, per ingannare le persone facendo loro credere di condurle verso mete importanti.
    Nel mio blog ho toccato il problema nel post n. 29, dove indico, come primo criterio di base, l’autocritica: gli imbroglioni si possono individuare provando ad esaminare se fanno autocritica.
    Per la tua difficoltà però questo non basta, perché il tuo caso, ovviamente, non è un problema di essere imbroglione, ma un problema di formarsi, con gli anni, un po’ di padronanza dei linguaggi, in maniera da poterli sfruttare per esprimere i tesori del tuo vissuto.
    Per il tuo caso credo che ci sia un altro criterio importante a cui fare riferimento: i professionisti del saper esprimere bene le esperienze interiori sono gli artisti: pittori, poeti, musicisti, danzatori, fotografi, ecc. non sono altro che persone che hanno cercato di impadronirsi di qualche tipo di linguaggio, in modo da riuscire ad esprimere ciò che hanno dentro.
    Ora, tu hai vissuto un’esperienza senz’altro bella, importante, valida, ma vorrei che adesso ti accorgessi che fai fatica a comunicarla, perché non hai la padronanza di qualche tipo di linguaggio.
    Di per sé uno degli scopi della scuola è proprio questo: ti fanno studiare, tra l’altro, letteratura, arte, affinché tu ti avvicini a questi strumenti comunicativi estremamente preziosi per poter esprimere ciò che abbiamo dentro.
    Forse quindi sarebbe bene che tu, oltre a coltivare il tuo interesse per le tua pratiche spirituali (come per esempio le arti marziali, a cui a volte ti sei riferito), cercassi di coltivare anche qualche tipo di strumento, di linguaggio, che ti serva per esprimere agli altri, al mondo, ciò che vivi di prezioso.
    A questo punto sarà anche facile osservare che esistono anche persone che sanno padroneggiare bene i linguaggi, ma in realtà non hanno niente da comunicare. Si tratta di trovare il miglior equilibrio per sé stessi, tra il coltivare le esperienze direttamente e coltivare anche qualche padronanza in qualche linguaggio che ti possa servire a comunicarle agli altri.
    Last edited by Angelo Cannata; 27.04.2019, 22:58.

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  • Gasby
    replied
    Sicuramente è importante comunicare le proprie esperienze e grazie al tuo messaggio proverò a spiegarmi al meglio.
    Par particolare avrei dovuto utilizzare la parola unica al suo posto.
    Come hai detto tu era qualcosa di meno fisico, sentivo la sensazione di avere un corpo, non un brivido o cose simili.
    Per "processo di vita" intendo, intravedere un paesaggio, ma scorgere oltre la bellezza di esso anche la vita che c'è dietro.
    Mentre io guardo ci sono innumerevoli esseri viventi che appunto "vivono", anche se a prima vista non posso guardarli, ci saranno i bruchi sotto terra, le piante, uccelli, funghi, e tanti animali di diverse speci.

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  • Angelo Cannata
    replied
    Vorrei chiederti se ti è possibile descrivere meglio la tua esperienza, perché detta così mi risulta personalmente troppo generica, potrei anche fraintenderla in base ai miei preconcetti. Credo infatti che spiritualità significhi in gran parte anche questo: sforzo di comunicare l’incomunicabile.
    Se considero infatti ciò che hai scritto, posso evidenziare la difficoltà di precisare qualcosa:
    • hai scritto che è una sensazione molto particolare: questo purtroppo non mi dà nessuna traccia per capirla;
    • ti attraversava tutto il corpo: in che senso? Come quando si provano i brividi del freddo? Oppure qualcosa di meno fisico, riguardante piuttosto la generica sensazione di avere un corpo?
    • non più paesaggio, ma processo di vita: cosa vuoi dire con “processo di vita”? In che senso questo processo di vita ti risultava coinvolgente?
    Imparare a comunicare le proprie esperienze e sensazioni è una delle cose più difficile, può richiedere anche anni di cammino, però ne vale la pena, perché è la via per arricchirci a vicenda.

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  • Racconto di una esperienza (dal vecchio forum, dall’utente Gasby1)

    Gasby1:

    Io vivo in una casa in campagna e davanti a me mi appare sempre un bel paesaggio quando guardo fuori dal giardino o dalla finestra.
    Qualche mese fa dopo una sessione di meditazione all'aperto, mi sono guardato questo passaggio, ma ho scorto una sensazione molto particolare che mi attraversava tutto il corpo, perché quel giorno non ho visto più un paesaggio, ma un "processo di vita".
    Tantissime piante, animali e uomini vivevano in quella visione, che per me da prima è solo rimasto un bel paesaggio.
    È stata molto importante per me questa esperienza, volevo sapere se qualcuno aveva vissuto un esperienza simile

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