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La presenza (dal vecchio forum, dall’utente Gasby1)

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  • La presenza (dal vecchio forum, dall’utente Gasby1)

    Gasby1:

    Da millenni sentiamo parlare di presenza, anche il Buddha faceva riferimento ad essa come uno stato di perfetta armonia e soprattutto consapevolezza.
    I benefici di essere in questo stato sono davvero tantissimi, ma personalmente la presenza a me è servita moltissimo per rendere "speciale" ogni momento della mia vita. Grazie ad essa è come se osservassimo in nostro vero sé, senza pensieri o giudizi, il nostro vero "io" interiore.
    Ci distraiamo fin troppo da qualunque cosa, ma con la presenza riusciamo a non giudicare ogni cosa che ci passa per la mente, riducendo lo stress mentale, e ritrovando una pace maggiore con se sessi e con il proprio corpo.
    Questo di cui parlo non é misticismo, perché una qualche tipo di presenza l'avrete sicuramente provata nel corso della vostra vita, come quando vedete un bellissimo panorama e venite incantati da esso.
    Voglio precisare una cosa, questo stato non è definitivo, infatti lo stato di presenza può aumentare mano man che facciamo pratica con il raggiungimento di esso, per questo anche questo è un percorso di crescita.
    Ci sarebbe tanto da parlare di questa consapevolezza e presenza, ma mi limito a soffermarmi sul particolare piú importante; ovvero la meditazione.
    La meditazione é fondamentale per raggiungere questo stato.
    Esistono tante tipo di meditazioni, ma quelle principali (come quella del respiro) hanno proprio lo scopo di raggiungere questa consapevolezza.
    Anche i benefici della meditazione sono numerosissimi, su internet ci sono numerose ricerche scientifiche che lo provano.
    L'argomento di cui parlo è sconfinato e ovviamente ho tralasciato numerosissime informazioni, per informarvi meglio vi consiglio di leggere molti libri sull'argomento, vi lascio questo link che ho trovato sul web, https://www.visioneolistica.it/vivere-qui-e-ora/.
    Questo è quello che ho ritrovato io in questo percorso di presenza,voi che ne pensate?

  • #2
    Permettimi del tempo per pensarci su e magari fare qualche ricerca.
    Per ora mi accontento di segnalare che ho scritto in passato due post che mi sembra si possano collegare al concetto di "presenza" che hai espresso: uno è un post riguardante la presenza dell'altro, la quale è in grado di suscitare senza dubbio un'esperienza spirituale, che ce ne accorgiamo o no. L'altro è un post su un quadro, che mi sembra orienti l'attenzione verso sé stessi, cioè verso lo spettatore, nonostante in apparenza ritragga un paesaggio.
    Last edited by Angelo Cannata; 27.04.2019, 22:57.

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    • #3
      Gasby1:

      Di importante che non ho sottolineato bene nel post precedente é proprio la meditazione.
      Per migliorare la propria presenza é essenziale praticare la meditazione

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      • #4
        Mi sembra di notare un problema che spesso mi è sembrato evidente in altri argomenti di spiritualità: si parla di certe cose, in questo caso dell'esperienza della "presenza", come se si trattasse di fenomeni sufficientemente chiari, accertabili, definibili. Provando ad approfondire viene invece fuori che non c'è proprio niente di chiaro e definito, quindi questa parola "presenza" non si sa alla fine neanche cosa significhi esattamente, quando viene riferita a queste esperienze.
        Il problema non è la mancanza di chiarezza: in ogni ambito, quando c'è mancanza di chiarezza, si fa ricerca e si prova a vedere cosa si può portare alla luce. Quindi le soluzioni si trovano. Nel caso di questi fenomeni spirituali, invece, il problema è che la mancanza di chiarezza non viene presa in considerazione e si tratta l'argomento come se invece fosse chiaro di che cosa si sta parlando.
        La questione della "presenza" si potrebbe collegare a ciò che io, nei miei ultimi articoli, ho cercato di approfondire per quanto riguarda la soggettività e l'oggettività. Quella della presenza sarebbe un'esperienza della soggettività. Soggettività però significa mancanza di elementi definibili; parlando di soggettività siamo nel campo dell'arte, della letteratura, non di una scienza. In questo senso, approfondire l'esperienza della soggettività conduce anche ad approfondire la mancanza di fondamenti per ciò che diciamo, una situazione esistenziale di precarietà, instabilità. Al contrario, quando si parla di "presenza", sembra che si voglia indicare qualcosa di individuabile, definito, ottenibile attraverso determinate pratiche. Ma questo modo di trattare la questione è praticamente opposto all'idea di soggettività. Anzi, al contrario, trattare la presenza in questa maniera, cioè presupponendo che sia qualcosa di chiaro, significa piuttosto trattarla come oggettività, il che non appare molto spirituale.

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        • #5
          Gasby1:

          Quello che dici non é sbagliato, ma deriva anche dal modo in cui ho "presentato" questa presenza.
          Infatti l'ho descritta in maniera molto pratica, come ci fossero delle regole definite per "raggiungerla", ma non é proprio così.
          Ognuno di noi nella sua vita vive qualche volta la presenza (parlo in modo inconsciente senza meditare), solo che in base ad esperienze diverse e del tutto soggettive. In questo "stato mentale" non veniamo "attaccati" dai nostri pensieri cosí riusciamo a vedere le cose sotto un'altra prospettiva; come se quel paesaggio che ho visto per molto tempo, ora che la vedo in questo modo "presente" mi dia qualcosa in più che prima non dava, questo fatto mi é capitato personalmente e credo che questa possa essere definita un esperienza spirituale.
          Personalmente trovo che la presenza la possiamo "ottenere" non con delle pratiche precise, (oltre la meditazione) ma con delle esperienze che variano da persona a persona, io potrei essere presente in una situazione in cui un altro non proverebbe nulla.
          Per millenni si è studiato questo fatto, anche Buddha ne parlava (Retta presenza Mentale).
          Ti voglio mettere un link che ti consiglio di leggere, tratto da un libro di Eckhart Tolle
          http://www.lameditazionecomevia.it/tolle2.htm

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          • #6
            Credo che ci sia un'intuizione molto importante in ciò che chiami "presenza". Ho l'impressione però che quest'intuizione corra il rischio di essere impoverita, banalizzata, dai modi in cui è stata trattata dai vari maestri della spiritualità. Per questo credo che sia opportuno un lavoro di approfondimento.

            Di per sé è un fenomeno non nuovo: anche nella Bibbia, ad esempio, si trovano intuizioni molto profonde, che però richiedono di essere in continuazione reinterpretate, perché vi si trovano mescolate insieme a superstizioni, atteggiamenti mentali errati.

            D'altra parte, in questo lavoro non ci nascondiamo che ci sono di mezzo anche i difetti delle nostre mentalità di oggi. Si potrebbe fare un paragone: è come estrarre l'oro da una miniera: bisogna purificarlo da tutte le incrostazioni e i materiali con cui si trova mescolato nella miniera; ma non dobbiamo nasconderci che anche noi, nel compiere questo lavoro di purificazione, contribuiamo a sporcare l'oro, perché abbiamo le mani sporche.

            In ogni caso vale la pena di compiere questo lavoro interpretativo, perché riconosciamo che lì c'è oro che vale la pena di essere estratto.

            Ho in mente di proseguire il discorso analizzando, con altri miei prossimi messaggi, il testo che si trova nel link che hai indicato: credo che si presti bene a chiarire diverse cose.

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            • #7
              Provo dunque ad analizzare qualcosa del testo.

              La condizione degli esseri umani: perduti nel pensiero.

              Ottimo: è vero, bisogna considerare la nostra condizione ed è vero che il pensiero ci fa disperdere, ci può distogliere, distrarre, da aspetti della nostra esistenza che si possono rivelare i più importanti.

              In voi, come in ogni altro essere umano, vi è una dimensione di coscienza molto più profonda del pensiero.

              Senza dubbio. È necessario criticare il pensiero, perché non si finisce mai di scoprire qualcosa che è sempre oltre, di più, più in profondità. Si tratta solo di scegliere quali vie intraprendere per criticare il pensiero.

              É la vera essenza di chi siete voi.

              Qui comincio a storcere il naso: come fa stabilire che quella è la vera essenza? Parlare di vera essenza significa pensare di essere arrivati, quindi terminare la ricerca. Ma chi può autorizzarci a terminare la ricerca, se non sappiamo cosa c'è oltre la nostra ricerca? Non avevamo appena detto che dobbiamo criticare il pensiero? E allora come possiamo fidarci del pensiero che ci dice che quella è la vera essenza?

              Vedi come per me c'è oro che però si trova sporcato da deviazioni della ricerca? L'oro in questo caso è lo stimolo a criticare il pensiero, andare oltre il pensare, quindi al vivere, sperimentare, divenire. Quest'oro però è incrostato nella tentazione di arrivare a qualcosa di determinato, che viene chiamato "l'essenza". Se tolgo questa tentazione, mi rimane l'oro della spinta a cercare, andare oltre, esplorare nella maggiore completezza e ampiezza possibile le facoltà del nostro essere umani.

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              • #8
                Qualche altra frase più avanti che trovo criticabile:

                É lo spazio interiore senza tempo nel quale si svolge il contenuto della vostra vita.

                È una frase romantica che tradisce il meglio che oggi in filosofia riusciamo a pensare: tutta la nostra esistenza si svolge nel tempo, che senso ha individuare il contenuto della nostra vita in qualcosa che sia senza tempo?

                Sarebbe facile proseguire con le critiche, ma rischierei di evidenziare solo il negativo, gli errori, facendo perdere di vista l'oro, il tesoro che si nasconde dietro la ricerca malfatta di Eckhart Tolle.

                L'oro è il percorso di esplorazione della nostra soggettività. Questa soggettività deve fare i conti con l'oggettività ed è proprio in questo confrontarsi che dovremo individuare questo spazio, che finora è stato esplorato solo a spezzoni e in maniere deviate.

                Qui però preferirei interrompermi: mi piacerebbe conoscere meglio come tu hai realizzato l'esperienza di ciò che hai chiamato "presenza", quali aspetti hai avuto modi di approfondirne, quali sono i tuoi modi personali di concepirla.

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                • #9
                  Gasby1:

                  É un argomento che non é semplice come sembra, oggi pubblicherò un post che riguarda anche la spiritualità delle arti marziali, le due cose non sono affatto distanti ma anzi sono strettamente collegate

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                  • #10
                    Gasby1:
                    Rispondendo alla tua domanda posso dirti che nello stato di presenza io personalmente mi sento (oltre che in assenza di "attaccamento" hai pensieri il che é positivo) in pace.
                    In pace con tutto, in particolare dopo una sessione di meditazione magari accanto alla natura.
                    Mi sento felice, sereno come se fossi parte di un tutto, é almeno la mia intuizione che dice questo.
                    Ma credo ci siano diversi tipi di presenza, in particolare quella di cui ne ho parlato prima avviene soprattutto durante e dopo la meditazione, ma come detto nel post la presenza può avvenire anche in altri contesti.
                    Qua però devo ancora approfondire meglio per darti una risposta, però posso dirti che nello stato di presenza non va trascurato il corpo come se fosse staccato dalla mente.
                    Anche quando medito mi sento connesso al mio corpo, ma non mi ci "attacco".
                    Una frase che mi piace particolarmente é: "Noi non siamo solo ciò che pensiamo". cit Gennaro Romagnoli

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                    • #11
                      Come tu stesso hai scritto, ci sono diversi tipi di presenza, cosicché essa non può essere identificata solo con ciò che hai scritto all'inizio, cioè il sentirsi in pace.
                      Addirittura si potrebbe sospettare l'opposto: che uno che si sente in pace in certi momenti si stia in realtà crogiolando nella propria ipocrisia, mentre invece unoche è agitato sta invece vivendo in maniera particolarmente piena il proprio io.
                      A me sembra che il termine "soggettività" aiuti a stare in guardia contro queste illusioni, perché già la parola stessa mi ricorda in continuazione che si tratta si impressioni soggettive, discutibili, opinabili.

                      Riguardo alla frase che hai citato di Romagnoli, la condivido, ma ho il sospetto che lui se ne serva per pretendere di dire in che cosa consista la nostra parte di essere che è oltre ciò che pensiamo. Insomma, è il solito meccanismo di dire "Voi non lo sapete, ve lo dico io". Mi viene sempre di rispondere: "Noi non lo sappiamo, ok; che ce lo dica tu non lo trovo tanto ok, perché se non lo sappiamo noi, in quanto umani, non puoi saperlo neanche tu, visto che sei umano come noi".

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                      • #12
                        Gasby1:

                        Capisco quello che vuoi dire riguardo alla frase di Romagnoli, ma non credo che in lui ci sia questa "arroganza" di far valere la sua verità come assoluta, anche perché non é il primo che dice queste cose, fin dall'antichità se ne parla. Possiamo vedere la cosa anche sotto l'aspetto di chi ha studiato psicologia per anni e poi abbia deciso di voler dare una visione un po' modernizzata di questo argomento, senza però portarla ad un business di "compra il mio libro e sarai felice", lui ha il suo blog pieno di articoli e consigli (soprattutto sulla meditazione) gratuiti, l'unica cosa ha pagamento é il suo corso avanzato, ma del tutto opzionale.
                        Personalmente ho imparato davvero molto da lui con i suoi articoli, podcast e video su YouTube, prova a vedere qualche cosa e poi dimmi che ne pensi

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                        • #13
                          Gasby1:

                          Ah dimenticavo, su Quag ho risposto al tuo post sulla soggettività, sì sta creando una discussione davvero interessante

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