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L'inizio della soggettività

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  • Angelo Cannata
    replied
    Personalmente non penso che abbia senso parlare di oggettività. Oggettività dovrebbe significare qualcosa che è indipendente da noi. Per esempio, si usa pensare che la luna esiste per conto proprio, che io ci creda o no, che io ci pensi o no. Ma chi può dirlo? Non può dirlo nessuno, perché chiunque lo dica lo dice sempre dall’interno della propria soggettività.
    In questo senso possiamo parlare di oggettività solo per i piccoli problemi quotidiani: che io ci creda o no, ho bisogno di nutrirmi, di evitare gli ostacoli, di lavorare. Ma a livello di considerazione radicale, universale, di come stanno le cose nella realtà tutta, il parlare di oggettività perde di senso, non regge più di fronte alla critica.
    Ora, credo che sia bene tener presente che questo è praticamente il problema fondamentale di tutta la filosofia, della filosofia di ogni tempo, ma anche di ogni religione, di ogni spiritualità. Qualunque discussione si faccia, anche quando vogliamo discutere di calcio oppure di cosa cuocere stasera per cena, se porteremo la discussione alle sue estreme conseguenze, alla fine andremo a parare sempre nella stessa questione: il rapporto tra soggettività e oggettività. Perciò ritengo che sia utilissimo e importante familiarizzarsi con essa, rileggersi tutta la storia della filosofia tenendo in mente che dietro ogni filosofo, dietro ogni epoca filosofica, c’è sempre la stessa questione: la questione tra metafisica e antimetafisica, cioè tra oggettività e soggettività.

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  • Gasby
    replied
    Veramente molto interessante, effettivamente nel mio discorso cercavo di rendere oggettiva una cosa che di per sè é l'opposto.
    Come tu dici é importante fare questi discorsi, benché sì sia consapevoli di quello che si sta facendo, ovvero ridurre ad uno schema definito la soggettività (ho capito bene?).
    Mi sorge spontanea la domanda, se come hai detto la soggettività é esistita da sempre da un punto di vista materialistico, allora l'oggettività esiste?

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  • Angelo Cannata
    replied
    Trovo che quest’argomento che hai iniziato sia di un’importanza estrema, fondamentale, probabilmente anche perché coincide con le ultime riflessioni che ho fatto nel mio blog.

    Detto questo, credo che possa essere bene evitare qualche errore di metodo. Mi riferisco al fatto che la soggettività rischia di essere svuotata, fraintesa, se considerata lasciando da parte la soggettività nostra, di noi nel momento in cui ci stiamo coinvolgendo nel presente. Senza questo collegamento, la parola “soggettività” non indica più la vera soggettività, cioè quella nostra del presente, ma qualcosa che abbiamo ridotto a oggetto. Per essere più chiaro: se io in questo momento mi metto a pensare alla tua soggettività, ciò che sto pensando non è davvero soggettività: ciò che sto pensando è la tua soggettività ridotta a oggetto del mio pensiero; sottolineo: ridotta a oggetto. Se è ridotta a oggetto, vuol dire che non è più soggetto, soggettività, ma il suo opposto, cioè oggetto, oggettività. Questo significa che, se nel momento presente voglio davvero pensare alla soggettività nel suo significato autentico, devo pensare alla mia soggettività, e di conseguenza anche al fatto che, nel pensarci, sono da essa stessa condizionato. Allora sì che mi sto avvicinando al pensare alla soggettività. Non posso pensare davvero alla mia soggettività senza tener presente che ne sono condizionato.

    Fatta questa premessa, possiamo passare al tuo discorso. Se cominciamo a pensare a come sia nata la soggettività nell’universo, dobbiamo tener presente quindi che la stiamo di nuovo oggettivizzando, visto che sto pensando non alla mia soggettività, ma a quella di altri esseri. Ciò non vieta questo tipo di riflessione, ma è una messa in guardia, affinché non c’illudiamo con troppa facilità di aver pensato davvero alla soggettività.

    Chiarito questo, potremmo aggiungere che, da un punto di vista materialistico, la soggettività è esistita da sempre, piuttosto che, come tu hai lasciato intendere, con l’inizio della vita. Da un punto di vista materialistico siamo tutti macchine, con la sola differenza che altre macchine sono fatte di ferro, plastica, circuiti, noi siamo fatti di vitamine, proteine, composti organici. Possiamo pensare così alla soggettività come al semplice rispecchiare: un atomo A rispecchia un altro atomo B nel momento in cui A riporta in sé qualche turbamento, qualche modifica, causata dalla presenza di B. Quella modifica è il modo che ha A di pensare a B. Questo modo di A di pensare a B è soggettivo, cioè non può avanzare la pretesa di essere verità, poiché si tratta di una modifica in A che, in quanto tale, è condizionata non solo da B, ma anche dalle caratteristiche di A. Allo stesso modo, se io penso ad una pietra, la mia idea è soggettiva, perché è condizionata non solo dalla pietra, ma anche dalle caratteristiche del mio cervello.

    Dunque, nel momento in cui vogliamo indagare sulla nascita della soggettività, un modo di farlo può essere la via materialistica, ma non dovremo dimenticare che in quel lavoro di indagine noi siamo già soggettività, si tratterà quindi di una ricerca soggettiva sulla soggettività. Cioè siamo condizionati da ciò che stiamo studiando, il che significa che il nostro studio non potrà mai pretendere di essere oggettivo.

    Mi fermo qui, sia per non essere troppo lungo, sia perché mi sembra di aver espresso i concetti di base su cui credo più conveniente muoverci.

    In ogni caso mi complimento con la tua scelta di quest'argomento, che trovo fecondo e arricchente.

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  • Gasby
    started a topic L'inizio della soggettività

    L'inizio della soggettività

    Recentemente ho rigiocato un videogioco in cui il filmato di apertura parla di un universo in cui esisteva solo oscurità, poi all'improvviso senza una spiegazione é nato il fuoco, il quale ha portato la diversità, in tutto il l'universo, sono nati i primi uomini primordiali, e anche tutte le altre creature che non sto qui a raccontare.
    Vi ho raccontato questo proprio per entrare in merito ad un discorso, prima della vita (che nel racconto di prima era la fiamma) possiamo dire che esisteva una soggettività?
    Prima della vita un oggetto proteva andare da una parte ad un altra senza però avere una "decisione" un meteorite cadeva in un pianeta, non per volontà del meteorite, ma solo per una applicazione di leggi fisiche.
    Quando é nata la vita, un batterio poteva decidere lui come muoversi, se nutrirsi da una parte o da un un'altra.
    Poi tutti si é evoluto formando specie più complesse, la facoltà di pensare e così via...
    Potremmo dire che prima c'era la assoluta oggettività (l'oscurità), per poi dare spazio alla vita(la fiamma).
    Nel mio post voluto anche giocare con il paragone della vita con quello di un videogioco, mi piace divertirmi con questi argomenti

    Per rendere la cosa più "immersiva" posto il link del filmato iniziale del videogioco, spero gradiate questa scelta.

    Ditemi il vostro pensiero su questa piccola riflessione

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