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021 Il gusto della spiritualità

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    Esiste il gusto della spiritualità?

    Nell'articolo 001 Perché interessarsi di spiritualità oggi ho lasciato intendere, come motivo essenziale per cui interessarsi seriamente di spiritualità, il fatto che ci siamo dentro, fa parte degli sbocchi della nostra epoca e della nostra cultura. Per onestà avevo scritto anche che chiunque, tuttavia, potrebbe trovare senza difficoltà motivi per cui ignorarla: non è detto che tutto ciò che fa parte della nostra cultura odierna meriti allo stesso modo di essere coltivato e ricercato. Ammesso, dunque, che la spiritualità sia parte importante della cultura mondiale di oggi, perché coltivarla, tra le tantissime altre cose che allo stesso modo circolano e potrebbero essere oggetto di pari interesse? I motivi di interesse, almeno apparentemente, razionale (coltivarla perché è una cosa buona o perché è una cosa giusta) si demoliscono facilmente con una semplice critica relativistica. D'altra parte, abbiamo anche detto che l'essenza della spiritualità non è la razionalità, ma l'esperienza; ci chiediamo dunque se l'esperienza della spiritualità contenga elementi di attrazione che non siano riflessione, ma gusto, piacere, sapore.

    Nella ricerca di un eventuale gusto, però, sarà necessario tener presente che esso può anche essere viziato o perduto; umanamente può accadere di trovare gusto per ciò che ci distrugge, come può essere, per esempio, fumare. Ne consegue che il camminare per una spiritualità di cui si tenti di trovare anche un gusto dovrà consistere, tra l'altro, anche in un'educazione del nostro gusto a ciò che nel presente ci appare più valido e costruttivo.

    Un'altra motivazione simile a quella del gusto è costituita dal fatto che formarsi, oltre che a creare in noi un gusto da intenditori, crea anche sensibilità, cioè il sapersi accorgere di cose per le quali altrimenti saremmo ciechi; cose che da certi punti di vista, specialmente il punto di vista dei "ciechi", potranno sembrare di valore scarso o nullo e che invece dal punto di vista di chi ne ha fatto esperienza potranno essere ritenute meritevoli di apprezzamento ben diverso e di un conseguente impegno di ricerca.

    Stiamo considerando tutto questo senza implicare alcun giudizio di valore oggettivo: nulla dimostra che morire di cancro per fumo non sia meglio che vivere una vita sana; qui ci basiamo semplicemente sulle sensibilità e le formazioni che ci ritroviamo nel presente, in un tentativo di esercitarle accompagnandole con una mentalità di crescita e di autocritica.

    Una volta compresi i criteri con cui procedere, potremo passare a considerare più in dettaglio i motivi specifici di apprezzamento del silenzio. Infatti è abbastanza semplice individuare il gusto di esperienze spirituali vissute passivamente; nel nostro percorso c'interessa ricercare il gusto delle forme di esperienza spirituale più attive, tra le quali spicca particolarmente quella del silenzio.






    Riassunto del video

    L'incomunicabilità di un gustare la spiritualità può essere trasformata in strumento positivo di consapevolezza su ciò che è incomunicabile.
    Last edited by Angelo Cannata; 27.04.2019, 21:48.

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