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005 Immanentismo, materialismo, antimetafisica

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  • 005 Immanentismo, materialismo, antimetafisica

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    Spiritualità critica non è immanentismo, ma antimetafisica

    Possiamo osservare che qualunque parola abbiamo cercato di individuare nel crucipuzzle si trova comunque in esso, non fuori di esso. Cioè, se io penso di vedere nel crucipuzzle la parola CASA, un altro potrebbe dirmi che la vedo io perché sono italiano, perché ho sempre in mente quella parola e quindi la vedo dovunque, ma in ogni caso è fuori discussione che quella parola non si trova in un altro mondo fuori del crucipuzzle. Tutt'al più è nel mio cervello, oppure dentro il crucipuzzle, ma comunque non in un altro mondo distinto da questi due. Questo si può chiamare, in una sola parola, immanentismo; immanentismo deriva da in-manente, cioè in-rimanente, "rimanente dentro". Questo modo di pensare si distingue dalla concezione di quanti invece, per esempio, ritengono che Dio abiti in un suo mondo, che chiamiamo "al di là" o, con altre parole, un mondo distinto sia dal nostro cervello che dal nostro mondo materiale. Il cristianesimo si può considerare in questi termini: anche se si sa che il mondo di Dio non è un altro pianeta, non è un altro universo con dimensioni paragonabili al nostro, rimane però il fatto che per i cristiani la presenza di Dio non è contenuta totalmente ed esclusivamente nel nostro mondo; anche se il mondo di Dio è un mondo speciale, in ogni caso è un altro mondo, diverso dal nostro mondo materiale. Dunque, un cristiano potrebbe accusare la mia visione della spiritualità, basata sul crucipuzzle, di immanentismo, cioè di affermare che l'unico mondo che esiste è il nostro e quindi tutto ciò che vogliamo vedere, immaginare o sognare, vada ricavato esclusivamente da questo nostro mondo materiale. In questo senso lo si potrebbe anche chiamare materialismo.

    Bisogna precisare però che io, considerandomi un non-metafisico, non solo non affermo l'esistenza di alcunché, ma neanche la nego. Quindi a me non fa problema se un altro vuol dirmi che esistono altri mondi, o che per lo meno egli ha intenzione di crederci; l'importante è che lasci me libero di non crederci. Per me rimane comunque, nei suoi confronti, l'obiezione di metafisicità: quando un altro mi dice di voler credere in un altro mondo o in altri esseri, per me significa voler pensare a queste cose come a oggetti.

    Il fatto che io non stabilisca l'esistenza né la non esistenza di nulla mi permette di considerare la mia visione della spiritualità come compatibile sia con qualsiasi religione, sia con l'ateismo. Tutt'al più possono essere gli altri a dirmi che non l'accettano, perché magari vorrebbero che io affermassi oppure negassi decisamente l'esistenza di qualcosa. Ma io rivendico la mia libertà di non affermare né negare l'esistenza di alcunché, perché in entrambi i casi significherebbe voler continuare a pensare in termini metafisici, cioè di oggetti che esistono oppure non esistono, anche se si tratta di oggetti o persone di tipo invisibile; questo equivarrebbe a voler sostenere qualche mia verità intesa come indipendente da me, quindi come una mia regola a cui tutti gli altri dovrebbero ritenersi in obbligo di adeguarsi e conformarsi.




    Riassunto del video

    Verità e ascolto possono essere considerati violenza, da cui ci ristoriamo nel sognare e nell'arte. Di fronte al problema dell'accusarsi a vicenda di violenza, tra il metafisico e lo scettico, la via dell'ammettere il problema, del lavorare in continuazione, si fa apprezzare come ristoratrice.
    Last edited by Angelo Cannata; 27.04.2019, 20:53.

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