Announcement

Collapse
No announcement yet.

002 Strutture della spiritualità – I – Crucipuzzle

Collapse
X
 
  • Filter
  • Time
  • Show
Clear All
new posts

  • 002 Strutture della spiritualità – I – Crucipuzzle

    ← 001 Perché interessarsi di spiritualità oggiIndice003 Strutture della spiritualità – II →

    Una situazione torbida

    Facciamo una breve premessa prima di addentrarci nella disamina del modello del crucipuzzle. In mancanza di criteri di definizione riguardo alle strutture della spiritualità, chi si arma di buona volontà per approfondirne lo studio si viene a trovare in una terra di conquista selvaggia, dove in tanti cercano di affermare la loro posizione, approfittando del torbido per pescare, dell'ignoranza diffusa per improvvisarsi maestri. Una ragione di questo torbido sulle strutture è che, semplicemente, le cose sono andate così, cioè filosofia e religione hanno avuto entrambe i loro svantaggi riguardo alla possibilità di rendere a questa ricerca un servizio positivo. Su questo si potrà consultare anche l'articolo 001 Perché interessarsi di spiritualità oggi.

    Il modello del crucipuzzle

    Vediamo di renderci conto delle cause di questo torbido, da un punto di vista di ricerca di vere e proprie strutture della spiritualità, cercando di capire come facciamo a ritenere che nel nostro cervello si verifichi un'esperienza spirituale. A questo scopo trovo molto utile prendere come riferimento il gioco del "crucipuzzle" che è possibile trovare in diversi giornali, specialmente di enigmistica. Si tratta di un quadrato, interamente riempito di lettere dell'alfabeto, in cui bisogna individuare delle parole, che possono trovarsi in orizzontale, in verticale, in diagonale o anche all'indietro, insomma, in tutte le direzioni.

    Ecco un esempio di crucipuzzle:






    Quando si riesce ad individuare nel riquadro una delle parole elencate a destra, la si segna con una matita, sia nel riquadro che nell'elenco. Il gioco consiste nell'individuare tutte le parole e poi leggere le lettere rimaste, che vengono a formare una nuova parola o una frase, per esempio un proverbio. Per esempio, si può notare che nella terzultima riga, leggendo all'indietro, c'è la parola "Misti".

    A questo punto possiamo immaginare di creare un crucipuzzle senza aver scelto le parole, cioè semplicemente riempiendo il quadrato di lettere a caso. Poi, guardando il quadro, potrebbe accadere di individuare delle parole che si sono venute a formare involontariamente. A quel punto ci si può chiedere: quelle parole sono davvero nel crucipuzzle, oppure è solo perché la nostra mente decide di vederle lì? È ovvio che come combinazione di lettere sono materialmente lì, ma è sempre la nostra mente che decide se vederci parole o no. Per esempio, potrebbe formarsi casualmente la parola ACIDOM, che letta al contrario è Modica; uno potrebbe dire: "C'è la parola Modica"; un altro potrebbe rispondere: "No, c'è solo quella sequenza di lettere, ma non è esatto dire che c'è la parola Modica; sei tu che in quella sequenza decidi di vedere la parola Modica". Insomma, si crea una situazione con un misto tra fatto oggettivo (cioè quelle lettere formano effettivamente la parola "Modica" se lette al contrario) e fatto soggettivo (quelle lettere formano la parola Modica solo perché il lettore conosce quella parola e quindi gli viene spontaneo vedercela; a un'altra persona quelle lettere potrebbero non suggerire proprio nulla). Questo si potrebbe anche considerare un misto tra fatto materiale e fatto spirituale: quelle lettere in quella direzione sono un fatto materiale; ma la parola "Modica" lì presente è un fatto materiale oppure spirituale, visto che solo alcuni riescono a vederla? Qui può essere giusta qualsiasi risposta, sia una risposta da atei che una risposta da credenti, i quali decidono di pensare che lì, spiritualmente, per chi accetti di vedercela, c'è la parola "Modica". Un altro potrebbe sostenere che non è un fenomeno soggettivo, perché la parola "Modica" è materialmente lì; se non ci fosse materialmente non saremmo in grado di vedercela. Un altro potrebbe sostenere che invece è soggettivo, la parola non è materialmente lì, ma se la inventa il lettore, tant'è vero che per poterla leggere è necessario seguire le lettere al contrario. Questa è la polemica infinita tra metafisici e antimetafisici, la si può prolungare quanto si vuole, e di fatto così oggi avviene tra filosofi e non, perché non è difficile rispondere a qualsiasi affermazione con un'obiezione opposta, senza che si possa mai arrivare a stabilire chi ha ragione. Le strutture della spiritualità che tentiamo di comprendere risentono di queste problematiche.


    Riassunto del video

    La verità può essere intesa, piuttosto che come adeguamento alla realtà, come lavoro continuo di armonizzazione interiore tra le nostre percezioni e le interpretazioni che vi costruiamo sopra. Ciò comporta un modo diverso di concepire l'ipocrisia.
    Last edited by Angelo Cannata; 27.04.2019, 20:49.

Questa discussione è stata iniziata da... This topic was started by...

Collapse

Angelo Cannata Find out more about Angelo Cannata
Working...
X