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049 La spiritualità come microuniverso

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  • 049 La spiritualità come microuniverso

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    "La chitarra è come un'orchestra a cui possiamo guardare dal lato opposto di un binocolo": queste parole di Andrés Segovia offrono una categoria mentale molto utile per l'esperienza della spiritualità. La spiritualità umana, il bene, sperimentata primariamente nel silenzio, in relazione alla spiritualità universale, il male, può essere considerata un microuniverso in cui abbiamo la possibilità di camminare e vivere un'esistenza. In quanto micro-, sarà percepita come qualcosa di limitato, piccolo, insufficiente, debole; per certi versi possiamo solo dire che non abbiamo altro a disposizione e dunque dobbiamo accontentarci. Per altro verso, trattandosi davvero di un -universo, con un po' di pazienza possiamo apprezzare e gustare tutta la sua estensione, la sua micro-immensità. Anche se è micro, è pur sempre un ambiente in cui è possibile sperdersi e nuotare senza sapere fin dove arrivano i suoi confini.

    Tornando al paragone con la chitarra, non è difficile sperimentare come una chitarra classica, col suo suono flebile, microscopico, possa comunicare infinitamente più potenza di una chitarra elettrica sostenuta da altoparlanti in grado di far crollare un edificio. Questo ci dice che la differenza tra micro e macro universi non è questione di dimensioni esteriori, ma di coltivazione di sensibilità umana. Con ciò non vogliamo cadere nella facile tentazione di considerare sconfitta la morte, il male, semplicemente coltivando esperienze di microuniversi. I macrouniversi fisici, la spiritualità universale, mantengono tutta la loro capacità di imporsi alla nostra esperienza e di ucciderci; la nostra risposta di dedicazione ai microuniversi si pone con umiltà, modestia, debolezza; ma debolezza non vuol dire inesistenza; è coltivazione, un termine che già in sé esprime l'idea di essere un tentativo, non un'affermazione di forza.

    Ogni arte può essere valutata con questa categoria di microuniverso. Anche in pittura, per esempio, un quadro è un mondo limitatissimo in cui potersi muovere, eppure attraverso di esso è possibile esplorare mondi di cui ancora oggi ignoriamo totalmente i confini, le potenzialità espressive.

    Questi microuniversi sono in divenire, sono vivi, vivono dentro di noi e ci permettono di vivere. Ognuno di noi stessi è un microuniverso, che ha la possibilità, tra l'altro, di coltivare il microuniverso della spiritualità umana, proprio nel senso più astratto, cioè anche svincolata dalle sorgenti particolari, quindi soprattutto la spiritualità del camminare del silenzio.

    In questo modo di sperimentare il silenzio è possibile essere tentati da accentuazioni verso la percezione del male o verso quella del bene; da questo punto di vista possiamo immaginare ognuno di noi stessi come un viandante, che si porta dentro il suo tesoro di microuniverso vivente, un viandante che durante il suo cammino si guarda intorno e vede sia il bene che il male, sia la strada che ha alle spalle, sia quella che gli viene incontro di fronte e sia il paesaggio ai lati, con altri che pure percorrono i loro cammini.



    Riassunto del video

    Insegnando l'ascolto, l'artista evidenzia il microuniverso della nostra umanità. Ascoltando siamo già artisti. Ciò significa anche curare la nostra sensibilità invece di alzare il volume, espandere la nostra vita in profondità invece che in lunghezza, imparare a saper descrivere le nostre esperienze, esplorare, saper fruire e far nostro il linguaggio della spiritualità.
    Last edited by Angelo Cannata; 27.04.2019, 22:24.

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