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019 Spiritualità e tradimento esistenziale

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    Il tradimento come ermeneutica

    Quanto già detto nel post 010 La spiritualità e il male merita un approfondimento in relazione al problema della teodicea, qui visto come tradimento da parte di Dio.

    Va osservato in primo luogo che tale problema è causato dal concepire Dio come persona: essere persona infatti richiede implicitamente la capacità di essere "respons-abile", cioè capace di risposta; ma di fronte al male Dio non dà alcuna risposta, si dimostra "ir-respons-abile", cioè incapace di dare risposta. Chi si trovi alle spalle una prolungata esperienza di fede in Dio, nel momento in cui viene a scoprire questo problema fondamentale, non può evitare il sentore di un tradimento. È il caso di osservare che il tradimento è un'esperienza che ci può provenire soltanto da persone o comunque da esseri che abbiamo trattato come persone. A questo punto si può reagire anche molto semplicemente rinunciando a credere in Dio, una posizione che può oscillare tra ateismo e agnosticismo.

    La lezione ricevuta dall'esperienza del tradimento di Dio porta con sé anche un altro acquisto di consapevolezza. Nell'esperienza di fede in un Dio si apprezza tra l'altro anche la sua funzione di distogliere il fedele dal pericolo di assumere altro come Dio. Per esempio, adorare Dio può distogliere dall'assumere come dio il denaro. In questo senso adorare Dio ha la funzione di proteggere il fedele dall'idolatria, la quale può portare con sé anche l'errore di trattare come persone esseri che non lo sono.

    L'esperienza del tradimento nella teodicea conduce questa lezione ad un passo ulteriore: se Dio ci proteggeva dall'idolatria, dopo il suo tradimento abbiamo bisogno di qualcosa che ci protegga da lui; in altre parole, ogni adorare è già in sé idolatria, visto che non si fa esperienza di Dei che si mostrino "respons-abili" di fronte al male. Qualsiasi cosa venga assunta a protezione da tutte le idolatrie porterà con sé la tentazione di essere assunta a sua volta, più o meno consapevolmente, come Dio sostitutivo; per questo sarà indispensabile implicare in ogni attività un continuo lavoro di autocritica. La spiritualità che qui intendiamo perseguire richiede di essere coltivata con questi requisiti, altrimenti si potrà cadere nella tentazione di amarla e trattarla come una persona. Dev'essere chiaro che la spiritualità non è una persona e non può essere amata come tale.

    C'è ancora dell'altro. Se il problema della teodicea mette in crisi Dio come persona, l'esistenza del male, come già detto, mette in crisi allo stesso modo ogni comprensione del mondo; l'esperienza del male è in grado di colpire così in profondità il nostro essere umano da rendere impossibile qualsiasi comprensione o spiegazione del mondo e di ciò che vi sta dentro. Dunque, l'esperienza di sentirsi traditi non si limita a ciò che avevamo pensato di trattare come persona, ma si estende a qualunque cosa tentiamo di comprendere. Quindi, ciò che crea il problema della teodicea e, più in generale, il problema di sentirsi traditi, non è tanto o solamente il trattare qualcosa come persona, ma già il mero tentativo di comprendere. Tentare di comprendere significa già in sé creare i presupposti per fare esperienza di tradimento.

    In questo contesto di idee, la spiritualità si pone come tentativo di rimedio perché la sua essenza, la sua attività non è comprendere, ma sperimentare; essa non esclude un'attività di comprensione, ma è necessario tenersi in guardia, ricordando la necessità dell'autocritica e di pensare ogni cosa come in divenire.

    In questo contesto di idee, anche l'incomprensibilità del nostro io può essere compresa nell'orizzonte del tradimento di cui abbiamo detto.

    Per concludere, potremmo vedere in Giuda, che bacia e al contempo tradisce il Figlio dell'Uomo, un simbolo sia del mondo che della spiritualità, che sono in grado di affascinare e nel contempo tradire, baciare e nel contempo uccidere. Forse ha qualcosa a che fare con questo il fatto che Gesù parli di sé come "Figlio dell'Uomo" proprio quando si rivolge a Giuda che lo bacia, in Luca 22,48. Siamo tutti dei Gesù baciati e traditi dall'universo-Giuda.




    Riassunto del video




    Al tradimento si può reagire sfruttandolo per crescere e ponendo sul piatto della bilancia la propria vita. Da qui consegue l'importanza di coltivare una coscienza alta del valore del proprio camminare.
    Ultima modifica di Angelo Cannata; 18 febbraio 2019, 11:14.

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