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017 Le pratiche per coltivare la spiritualità

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  • 017 Le pratiche per coltivare la spiritualità

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    La spiritualità non dipende da pratiche rituali

    Quanto detto nell'articolo precedente ha delle conseguenze riguardo alle pratiche da preferire per un'esperienza spirituale coltivata in quanto tale: vengono a risultare come pratiche preferenziali il silenzio, la contemplazione, il raccoglimento, ma sempre con la precisazione che un equilibrio adeguato si pratica soltanto con una mentalità aperta ad ospitare nella propria vita anche la varietà di esperienze spirituali diversamente "colorate" che la vita umana rende possibili.

    Da questo concetto del rapporto tra spiritualità del silenzio e spiritualità create da esperienze più particolari consegue anche che la spiritualità presentata qui è alquanto diversa da quella che è solitamente presente nell'immaginario collettivo.

    Un aspetto che mi sembra tuttora diffuso è, in particolare, il maschilismo della spiritualità: solitamente si pensa più spontaneamente al monaco nel suo monastero, oppure l'eremita, il contemplativo, persone abbastanza eroiche, fisicamente forti, immagini che conservano il loro fascino di un cammino storico, ma che portano associato un concetto di spiritualità che allontana la mente dal pensare alla donna che voglia vivere il silenzio, la solitudine, la contemplazione. Ovviamente anche esempi di quest'ultima realtà esistono in tutto il mondo, ma la mia personale sensazione è che, globalmente, l'idea generica di essere umano spirituale sia tuttora maggiormente associata all'idea di un uomo spirituale, piuttosto che di una donna spirituale. Direttamente legati all'aspetto precedente mi sembrano anche quelli di celibato e castità. Trovo cioè che, di conseguenza, l'uomo spirituale ideale venga immaginato celibe e casto. Nella misura in cui queste mie percezioni possono corrispondere a realtà, ne consegue che oggi la spiritualità ha un forte bisogno di essere rivendicata come forma di debolezza, come esperienza di coppia, di sessualità, di relazionalità; in altre parole, oggi è necessario sottoporre a forte critica l'idea ancora medievale di una spiritualità intesa come fuga dalla carne, dalla donna, dal sesso, insomma da questo mondo. È ancora tutta da esplorare una spiritualità che sia vissuta come ricerca di umanità, piuttosto che allontanamento da essa.

    Da tutto ciò consegue che, una volta evidenziato il silenzio come pratica preferenziale, per il resto ogni attività, che sia stata scelta o che ci si trovi in essa per necessità, può essere assunta come strumento di coltivazione di spiritualità umana.





    Riassunto del video



    Tra le pratiche di coltivazione della spiritualità, dopo il silenzio assegnerei un secondo posto alla lettura. Le religioni del libro sono un esempio della sua importanza. La lettura può distogliere dall'indicibile, ma anche rinviare ad esso; è più fruttuosa se è un cammino, ma può rischiare di divenire un rito divinizzato, a cui si chiede più di quanto possa dare. Il testo prodotto è anche indipendente dal suo autore. L'esperienza spirituale è ultimamente esperienza del singolo, più che della sua relazione con gli altri.
    Ultima modifica di Angelo Cannata; 18 febbraio 2019, 11:13.

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